05ago
a) continuare a mantenere il mutuo alle condizioni attuali;
b) rinegoziare sulla base di un accordo personalizzato;
c) optare per la portabilità del mutuo anche attraverso la surroga;
d) aderire all'accordo per la riduzione del peso della rata.
La prima opzione può sembrare inutile: in realtà le banche nella lettera spiegheranno che non sempre c'è convenienza a rinegoziare.
Per chi è già alla metà del mutuo - Chi ha già pagato più della metà delle rate, infatti, di norma si trova ad aver esaurito la quota più significativa degli interessi. La rata, cioè, non è più composta come all'inizio del pagamento di più interessi e meno capitale, ma è sbilanciata all'opposto. Gli interessi che si pagano sono sempre di meno e la quota di restituzione del capitale è sempre più elevata. Cambiare mutuo in questa situazione, dunque, può non essere conveniente dato che si tratterebbe di farsi rifinanziare da capo lo stesso capitale o poco meno. In ogni caso per illustrare questa situazione le banche, a richiesta, forniranno il piano di ammortamento completo.
Rinegoziare diventa un obbligo per l'istituto - Per chi si trova all'inizio della vita del mutuo, invece, restano aperte tutte le opzioni. Con una importante novità: con l'accordo, per le banche la rinegoziazione non è più una gentile concessione, ma un diritto del cliente. Finora l'unico obbligo di legge era relativo all'estinzione anticipata del mutuo, ora, invece, tutte le banche sono tenute a ricontattare. Quindi dal 29 agosto chi va in banca non sarà più in balia delle decisioni personali del direttore della filiale, ma potrà esigere una revisione del tasso o l'abbattimento dello spread, dato che l'intesa sottoscritta obbliga tutti a venire incontro alle richieste del cliente. Ovviamente la rinegoziazione sarà su base bilaterale, quindi la banca farà comunque una sua proposta che terrà conto anche delle condizioni originarie del mutuo. Starà poi al cliente decidere se accettare o meno.
Portabilità senza costi neppure di notaio - Per chi non accetta, o ha già trovato condizioni migliori da parte di altri istituti, sarà favorita la portabilità del mutuo, in particolare utilizzando la surroga. La surroga, ossia la sostituzione nell'ipoteca di un istituto di credito con un altro, infatti, è un'operazione che ormai è totalmente senza spese per il cliente, dato che è stato di fatto abolito il ricorso al notaio per l'annotazione sull'ipoteca del nome della banca che subentra a quella che originariamente aveva concesso il mutuo. Tutta la procedura potrà essere fatta, quindi, dagli stessi funzionari della banca, e non si dovrà pagare nulla per questa operazione. E questo vale anche se la banca dovesse decidere di rivolgersi comunque a un notaio: anche in questo caso, infatti, le spese saranno a suo carico e non potranno essere addebitate al cliente.
La rata "calmierata" e l'allungamento della durata del rimborso - Infine per chi è più in difficoltà, e non può negoziare magari perché è già in ritardo con il pagamento delle rate e rischia di vedersi la casa pignorata, scatta l'opzione di rinegoziazione con la rata calmierata. Questa opzione garantisce la riduzione delle rate con scadenza successiva al 1° gennaio 2009, che diventeranno a tasso fisso, calcolato in base alla media dei tassi del 2006. La differenza tra rata dovuta in base all'andamento dei tassi di mercato e rata fissa ridotta, potrà arrivare anche a qualche centinaio di euro al mese a seconda dell'importo del mutuo. La differenza tra la rata variabile originaria e quella a tasso fisso pagata dal 2009, verrà addebitata su uno specifico conto accessorio. Anche su questo conto si pagheranno interessi, anche in questo caso al tasso fisso pari all'IRS a dieci anni, maggiorato di uno spread fino a 0,50 punti percentuali (attualmente un po' meno del 6%). Il rimborso del conto accessorio, però, scatterà solo al termine della durata originaria del mutuo
Le variazioni dei tassi - Alla sua scadenza, infatti, si faranno i conti: se i tassi dovessero continuare a salire ancora per molto tempo il conto accessorio risulterà fatalmente a debito e il suo importo dovrà essere rimborsato al tasso fisso prestabilito. Quindi si continuerà a pagare fino ad aver esaurito anche il debito sul conto accessorio. Se invece durante la vita del mutuo i tassi dovessero scendere, la differenza tra rata rinegoziata e rata dovuta si potrebbe annullare. In questo caso, una volta cancellato il debito sul conto accessorio grazie al buon andamento dei tassi, si riprenderà a pagare il mutuo con il nuovo tasso variabile più favorevole senza più correre il rischio di un allungamento della durata del periodo di rimborso.
Condizioni migliorative e rinegoziazione anche per la rata calmierata - In ogni caso le banche che aderiscono all'accordo possono proporre condizioni migliorative rispetto al testo base. Alcune lo stanno già facendo con la riduzione del tasso sul conto accessorio. La rata calmierata, poi, non è obbligatoriamente una scelta "a vita": anche dopo aver iniziato a pagare le nuove rate, si potrà infatti chiedere una rinegoziazione del mutuo come pure la sua portabilità. Possibile anche l'estinzione anticipata, in tutto o in parte, del mutuo o del solo conto di finanziamento accessorio. Il tutto senza il pagamento di nessun tipo di penalità, neppure sull'importo residuo del mutuo.
Un'offerta valida per tutti i mutui e anche per chi non è in regola con i pagamenti - Possono usufruire della rinegoziazione anche i contratti frutto di accollato, i mutui del costruttore, e quelli cartolarizzati. Inoltre la rinegoziazione con rata calmierata è possibile anche per chi, alla data del 28 maggio scorso, non era in regola con tutti i pagamenti, purché il contratto sia ancora in essere. Quindi può avere un mutuo ridotto al momento anche chi non ha pagato le ultime sei rate del mutuo, e in altre circostanze sarebbe a rischio di pignoramento.
Tre mesi per decidere per la rata calmierata - Come verrà precisato nella lettera inviata a domicilio, si potrà aderire alla proposta di rinegoziazione a rata calmierata solo entro tre mesi. A fine ottobre non ci sarà più tempo per dire sì a questa formula mentre restano aperte tutte le altre opzioni. In sostanza chi deciderà che non ha convenienza alla rata calmierata potrà evitare di rispondere alla lettera della banca, ma si potrà recare poi in qualunque momento allo sportello per rinegoziare o per fare la surroga.
Andare allo sportello per una consulenza personalizzata è sempre la scelta migliore - Per fare la scelta migliore, comunque, il consiglio non può che essere uno solo: andare allo sportello e chiedere un appuntamento per una consulenza personalizzata. Nessuna banca potrà dire di no e nessun impiegato potrà accampare difficoltà o sostenere che mancano le norme attuattive. L'accordo, infatti, rappresenta per molti versi un'effettiva rivoluzione: "costringe" le banche a trovare tutte le soluzioni che favoriscano il cliente, anche la portabilità. Nessuna "beneficenza", ma l'esigenza di evitare una situazione che crea un danno non solo a chi è in oggettiva difficoltà per arrivare alla fine del mese, ma anche alle stesse banche. La nuova spinta alla trasparenza e alla concorrenza, in sostanza, è un modo per evitare una crisi dei mutui come quella americana.
18apr
10mar
Detrazioni per il mutuo ad ampio spettro e con meno rischi di perdere i benefici fiscali in caso di rinegoziazione. Con la scadenza del 730 ormai alle porte si vanno definendo tutte le regole per le detrazioni alla luce delle novità entrate in vigore con la legge Bersani 40/07 e di quelle portate dalla Finanziaria per favorire la portabilità dei mutui. Su questo fronte è arrivato da pochissimi giorni un altro importante chiarimento dell'Agenzia delle entrate che consente di mantenere la detrazione anche se è uno solo dei coniugi ad accollarsi il mutuo rinegoziato. Ecco le novità da tenere presenti in vista della compilazione del modello. Detrazione assicurata anche se il nuovo mutuo è più elevato del vecchio – Chi ha rinegoziato un mutuo con la vecchia banca o con una nuova, qualunque sia la formula (compresa la surroga), non perde il diritto alla detrazione se se il nuovo mutuo è di importo più elevato rispetto a quello in scadenza. La detrazione spetta, però, solo sugli interessi pagati sulla parte di mutuo che corrisponde all'importo del finanziamento in scadenza. Le disposizioni in materia sono riportate anche sul modello 730. Regole nuove che valgono anche per i chi aveva rinegoziato in passato - Sulla base di questa nuova interpretazione delle norma data dall'Agenzia delle entrate in risposta ad un quesito di un contribuente, anche chi aveva sospeso la detrazione avendo cambiato mutuo con uno più elevato, può ora riprendere a detrarre gli interessi applicando i nuovi calcoli. L'”interpretazione autentica” fornita dall'Agenzia delle entrate, infatti, riguarda chiunque abbia rinegoziato e non solo chi lo ha fatto a partire dalla data della risposta. Detrazione al 100% nel caso di casa cointestata e mutuo pagato da un solo coniuge – Sempre in tema di rinegoziazione è stato chiarito che in caso di mutui cointestati, ha diritto all'intera detrazione il coniuge che rinegozia accollandosi l'intero finanziamento. Lo ha stabilito l'Agenzia delle entrate con la risoluzione 57/E del 21 febbraio scorso, sottolineando che in caso di acquisto in comproprietà tra coniugi, se il mutuo non è cointestato ha comunque diritto all'intera detrazione il coniuge che ha stipulato il contratto, vista la finalità dell'operazione, che è quella di garantirsi il possesso della prima casa, senza tener conto della quota di possesso dell'immobile. Di conseguenza anche in caso di rinegoziazione e intestazione del nuovo contratto di mutuo ad uno solo dei due coniugi il diritto alla detrazione deve rimanere. Un chiarimento importante perchè finora il questa possibilità veniva negata. Anche in questo caso si tratta di una “ interpretazione autentica” e chi avesse sospeso la detrazione può riprenderla. Queste indicazioni non sono approdate sul 730 perchè l'atto formale dell'Agenzia delle entrate è successivo alla stampa del modello: attenzione dunque a controllare che il Caf applichi anche questa disposizione. Il tetto di spesa non è cambiato – Non è cambiato, invece, il tetto massimo di spesa sul quale è possibile calcolare la detrazione. Questo, infatti, è stato portato dalla legge finanziaria a 4.000 euro. Poiché la novità è entrata in vigore il 1° gennaio per la prossima dichiarazione dei redditi occorre ancora far riferimento al tetto di 3.615,20 euro.
06mar
La settimana scorsa sono stati pubblicati da INSEE e FNAIM (federazione nazionale agenti immobiliari francesi) i dati di gennaio sulla crescita dei prezzi delle case in Francia e delle nuove costruzioni. Entrambi gli enti sottolineano il rallentamento in corso del mercato immobiliare francese, con le nuove case in ribasso dell'11,2% mese su mese (6,5% anno su anno) e i prezzi dell'immobiliare in calo dello 0,8% mese su mese (anche se stanno ancora realizzando un guadagno del 3,4% anno su anno). Quanto si rivelerà esteso il ribasso del mercato immobiliare dipenderà in parte dalla performance dell'economia e dal comportamento dei tassi dei mutui. Utilizzando le previsioni ad interim di crescita del PIL 2008 della Commissione Europea, pari all'1,7% anno su anno, e supponendo che la media dei tassi dei mutui fissi rimanga al livello del quarto trimestre 2007, pari al 5,34% sino a fine anno, la nostra analisi indica che la crescita dei prezzi residenziali continuerà a rallentare a circa l'1% anno su anno entro il quarto trimestre del 2008. Secondo FNAIM, i prezzi delle case sono scesi negli ultimi cinque mesi su sette. Unitamente a questo andamento c'è anche la possibilità che le condizioni del prestito continuino a peggiorare mentre il tasso di inflazione crescerà. Le condizioni difficili del credito agiranno da una parte come un ulteriore elemento negativo per la crescita economica, mentre l'elevata inflazione potrebbe dall'altra parte spremere la crescita delle entrate disponibili delle famiglie. Detto ciò, ci potrebbe essere un po' di sollievo temporaneo per i proprietari di case nei prossimi mesi perché le recenti riforme delle tasse sul reddito hanno sollevato il sentiment.
14feb
Vecchi casali trasformati in ville con piscina, senza pagare un euro in più nè di tasse nè di Ici. Stalle non più destinate ai cavalli ma a residenza di campagna. Case che spuntano all'improvviso in mezzo a prati destinati a pascolo. Attenzione: per chi fino ad oggi l'ha fatta franca ora sfuggire ai controlli è un po' più difficile perchè “dall'alto nessun fabbricato è invisibile”. Con questo slogan l'Agenzia del territorio, che ormai da mesi va fotografando case e terreni per scoprire chi non è più in regola, ha lanciato una campagna in grande stile convincere anche i più reticenti a mettersi in regola prima che arrivi la contestazione formale.
L'album fotografico - La ricerca è fatta incrociando foto scattate dall'alto con i dati d'archivio, e i risultati sono di tutto rilievo, tanto che state individuate, solo nei primi 4.238 comuni interessati, oltre 1milione e 200mila particelle del catasto terreni dove risultano edifici o ampliamenti di edifici non dichiarati in catasto (un numero pari a quello degli edifici di una città di medie dimensioni). Il territorio sottoposto al processo di foto-identificazione entro il 2007 è pari a circa il 60% di quello nazionale (180.000 km2). La ricerca dei fabbricati rurali che hanno perso i requisiti per essere esentati dal pagamento delle imposte, invece, l’attività ha interessato la quasi totalità dei comuni italiani (6.860) e sono state individuate oltre 600mila particelle del catasto terreni sulle quali insistono immobili con soggetti privi dei requisiti di ruralità ai fini fiscali.
Gli immobili interessati - L’identificazione dei fabbricati che non risultano dichiarati è avvenuta attraverso un’attività di rilevazione aerea e successivi processi “automatici” di incrocio con le banche-dati catastali, mentre quella dei fabbricati che hanno perso i requisiti soggettivi per il riconoscimento di ruralità è avvenuta attraverso incroci tra le banche-dati catastali e il Registro delle imprese. L’Agenzia ha pubblicato gli elenchi delle particelle iscritte al catasto terreni individuate per ogni Comune: questi elenchi possono essere consultati, per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del Comunicato in Gazzetta Ufficiale, presso ciascun comune interessato, presso le sedi dei competenti Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio e sul sito internet della stessa Agenzia in questa pagina. Finora sono stati pubblicati quattro elenchi riguardanti i fabbricati non dichiarati (un primo di 169 Comuni catastali, un secondo di 745 Comuni, un terzo di 2.075 Comuni e un quarto di 1.418 Comuni) e un primo elenco di 6.860 Comuni per quanto riguarda i fabbricati che hanno perso il requisito di ruralità. Nel corso del 2008 è prevista la progressiva estensione a tutto il territorio nazionale.
Come mettersi in regola - Chi risulta avere un fabbricato per il quale sono venuti a mancare i requisiti soggettivi per il riconoscimento di “ruralità” ai fini fiscali ovvero non dichiarato in catasto si deve attivare immediatamente. Entro i 90 giorni dalla data di pubblicazione dell’elenco, occorre infatti presentare un atto di aggiornamento per l’iscrizione dell’immobile al catasto edilizio urbano. Se l’interessato non provvede entro questi termini, scatta l’accatastamento d'ufficio, con spese maggiorate a carico (dai 258 ai 2066 euro) oltre all’applicazione delle sanzioni previste.
Quando non è necessario fare l’accatastamento - Dato che si tratta di elaborazioni fatte su vastissima scala, nell’individuazione delle particelle potrebbero essere state comprese anche alcune situazioni che non prevedono l’obbligo di accatastamento, perché nel caso di fabbricati non dichiarati il fabbricato/ampliamento è già censito al catasto edilizio urbano; oppure l’accatastamento dell’immobile è avvenuto dopo la pubblicazione del comunicato in Gazzetta Ufficiale o non rientra tra quelli che richiedono accatastamento. In questi casi è opportuno inviare una specifica segnalazione, che può essere compilata secondo il relativo modello (diverso per gli immobili ex rurali o per i fabbricati non dichiarati in catasto) scaricabile dal sito internet, all'ufficio provinciale competente (anche per posta). Questo modello è disponibile anche presso i comuni.
14feb
In Italia investire sul mattone è una certezza. A dimostrazione di questa teoria, i risultati di un'indagine Tecnocasa: il 52% degli italiani continua a essere soddisfatto del proprio investimento. I più redditizi sono i negozi nelle vie di passaggio e i box per automobili. Secondo i dati forniti il maggior rendimento, infatti, pari al 7,8% annuo lordo, è quello in un negozio in una via di passaggio a Milano, seguito dallo stesso investimento a Roma (+7,7%). Poi c'è l'acquisto di un box a Milano (+4,9%) e a Roma (+4,4%). Subito dopo, in termini guadagno annuo, vengono gli investimenti in bilocali di 65 metri quadri in zone universitarie (+4,3% a Roma e 4,2% a Milano) mentre per i bilocali di stessa grandezza in qualsiasi altra zona si parla di rendimenti del 3,9% nel Capitale del 3,6% a Milano.
L'indagine tuttavia avverte che, seppur più redditizi, gli investimenti in negozi sono in genere più a rischio di quelli nelle abitazioni vere e proprie dal momento che sono "più strettamente correlati alla situazione economica di un Paese". In periodi di crisi, infatti, è più facile correre il rischio che un negozio possa resta non locato. Per quanto riguarda il box questo "ha lo svantaggio di rivalutarsi meno nel tempo". "La maggioranza di compravendite sui box - prosegue l'analisi - sono effettuate soprattutto per uso diretto molto meno per uso investimento". Quando si parla di investimento, però, occorre considerare anche il capital gain, ovvero la rivalutazione dell'immobile alla fine dell'orizzonte temporale considerato, che nell'immobiliare è quasi sempre di medio-lungo periodo. Nel corso degli ultimi anni, in base alle analisi, sono state le abitazioni ad aver registrato una maggiore rivalutazione rispetto alle altre tipologie immobiliari. "Ma non esiste una risposta univoca alla domanda 'in quale immobile è meglio investire' - sottolinea l'Ufficio Studi Tecnocasa - perché la scelta sarà in funzione di diverse variabili, tra cui il capitale iniziale, la composizione che si vuole dare al proprio portafoglio di investimenti, l'orizzonte temporale durante il quale si vuole effettuare l'investimento, la propensione al rischio". "Per concludere - spiega ancora Teconocasa - citiamo i risultati dell'ultima ricerca effettuata dal centro Einaudi da cui è emerso che gli italiani, nell'investimento, ricercano soprattutto la sicurezza, caratteristica principale dell'investimento in mattone che si presta per investitori poco propensi al rischio".
09feb
09feb
Tutti gli edifici dello Stato avranno una targa, che indica la loro appartenenza alla Repubblica Italiana. Lo ha annunciato il direttore dell'Agenzia del Demanio, Elisabetta Spitz, incontrando i giornalisti della stampa estera a Milano. ''Con il 2008 - ha affermato Spitz - inauguriamo la stagione della posa delle targhe in tutti gli immobili dello Stato''. Il primo passo avverra' il prossimo 14 marzo, quando, a conclusione della fiera internazionale dell'immobiliare, sara' scoperta la targa del consolato italiano di Nizza, e, successivamente, il 2 giugno, durante la celebrazione della festa della Repubblica, tutti i palazzi delle Prefetture sveleranno la loro lastra di riconoscimento. La decisione dell'Agenzia del Demanio e' stata presa per allineare l'Italia ad altri Paesi europei, da tempo piu' sensibili alla promozione del proprio patrimonio immobiliare. La posa delle targhe non e' l'unica iniziativa con cui il Demanio italiano si impegna a parlare un linguaggio europeo. I vertici dell'Agenzia hanno infatti ricordato che proprio l'Italia, dallo scorso ottobre, ospita la segreteria della nuova rete, Public Real Estate Network, che consorzia 23 Enti, gestori del patrimonio pubblico nei rispettivi Paesi europei. Obiettivo principale di tale rete e' la condivisione di buone prassi, attraverso progetti che implichino lo scambio temporaneo di dipendenti delle differenti agenzie. ''Una sorta di Erasmus tra le varie agenzie europee - ha spiegato il vicedirettore dell'Agenzia, Carlo Petagna - che coinvolgera' sia i giovani sia i top manager''. 8 febbraio
02feb
Benvenuti sulle montagne russe, immobiliari. Nel 2008 gli investimenti in immobili sono previsti in calo del 17% dopo che nel
2007 sono cresciuti del 29 per cento. La stima riguarda gli immobili non residenziali (quindi uffici, commerciale, turistico e industriale) ma non per questo poco importanti: in valore coprono il 40% del mercato contro il 60% rappresentato dagli acquisti di case (dato Scenari immobiliari sui cinque grandi Paesi europei). Segnali di inversione di tendenza si erano registrati anche nel secondo semestre di quest'anno, rispetto al primo, con un calo del valore delle operazioni del 12,5%. I dati sono stati elaborati dal consulente immobiliare Cushman & Wakefield nell'International Investment Atlas 2008. Gli investimenti in immobili commerciali nel mondo hanno raggiunto nel 2007 la cifra record di 930 miliardi di dollari (665 miliardi di euro) che secondo le previsioni scenderanno a 770 miliardi quest'anno. Secondo Cushman & Wakefield questa cifra rappresenta comunque il triplo di quanto si negoziava solo cinque anni fa. Tra i mercati emergenti i risultati migliori sono stati raggiunti dalla Cina – che entra a far parte della top ten delle dieci destinazioni mondiali per gli investimenti in volume con circa 15 miliardi di dollari investiti - e il Brasile, all'11 posto con circa 14 miliardi di dollari investiti. I primi cinque Paesi per gli investimenti a livello mondiale sono Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Giappone, mentre dieci dei top 15 mercati in più rapida crescita sono europei, con in testa Ucraina, Turchia, Bulgaria e Ungheria. Nel 2007 la crescita più forte del real estate mondiale si è registrata nelle Americhe -, con investimenti in America Latina +87% e in Nord America +49% - mentre tra gli investitori del settore nel 2008 acquisteranno sempre maggiore importanza i fondi immobiliari tedeschi e gli investitori asiatici. Mancano previsioni specifiche per l'Italia che nel 2007 è andata bene: +30% sul 2006 con un valore di transazioni pari a 9,9 miliardi di euro.
31gen
settore immobiliare sta vivendo un periodo di difficoltà anche in Italia. Leggevo che alcune agenzie immobiliari (strano!) suggeriscono che questo è un momento particolarmente favorevole per comprare. In effetti, è vero che i prezzi degli immobili sono "ufficialmente" saliti anche nel secondo semestre Pubblicità 2007, ma del 2%, la crescita più bassa degli ultimi anni. In compenso, però, risulta che siano aumentati gli sconti concessi rispetto al prezzo inizialmente chiesto dai venditori (in pratica neutralizzando di fatto la crescita dei prezzi). È significativo inoltre rilevare il calo nelle compravendite di immobili, scese del 13,5% a Milano e del 10,1% a Roma, secondo i dati pubblicati dall'Osservatorio Nomisma. Il calo nelle compravendite è descrittivo (così come l'aumento del prezzo "ufficiale" ma non quello finale) perché il proprietario italiano medio difficilmente accetta di vendere una casa a meno di quanto la ha acquistata (insomma, difficilmente si vende "a tutti i costi"), ma questo vuol dire, in periodi di difficoltà, allungare i tempi di vendita. Io personalmente mi aspetto che sarà inevitabile una riduzione dei prezzi degli immobili, anche se probabilmente non generalizzata. Anche per un discorso di affitti che non possono crescere all'infinito, ma anzi, almeno in qualche contesto particolare si stanno riducendo: tra valore dell'immobile e canone d'affitto dovrebbe esserci sempre una proporzione più o meno costante, che può essere giustificata (in caso di canone "reale") dall'esigenza di rendere redditizio l'investimento in immobile, oppure (in caso di canone "ipotetico") dall'esigenza di invogliare potenziali compratori all'acquisto anziché all'affitto (se affittare un immobile costa "relativamente poco" mentre comprarlo costa "decisamente tanto", molte persone saranno spinte verso la prima opzione, peraltro così riducendo la domanda di acquisto di immobili e riducendone il prezzo di vendita). In ogni caso, va sottolineato che, a livello di indici di borsa, gli indici legati al settore immobiliare sembrano stare lentamente "disaccoppiandosi" dagli indici generali. Per un periodo, sembravano seguire salite e discese della borsa in generale (moltiplicate). Questa era una situazione anomala, in quanto in teoria il settore immobiliare dovrebbe essere "anticiclico", in altre parole quando la borsa "in generale" va male, l'immobiliare dovrebbe andare relativamente bene, mentre quando la borsa va bene, l'immobiliare dovrebbe perdere un po' di valore. La ragione è che nei periodi di difficoltà si cerca normalmente di evitare gli investimenti a rischio maggiore, e preferisce investire nel "mattone", considerato un investimento più sicuro. In effetti, l'accoppiamento immobiliare-borsa era uno dei "sintomi" che qualche analista evidenziava come chiaro indicatore che era presente una "bolla". Se questo è vero, possiamo pensare che il "disaccoppiamento" (che però, sottolineo, è ancora ben lontano dall'essere "completo") dovrebbe essere un sintomo che lo "sgonfiarsi" si è concluso, in quanto indicherebbe una normalizzazione della situazione.
28gen
Secondo un'indagine della Confedilizia il fenomeno, già rilevato a fine 2007, si accentuerà quest'anno a causa del caro-mutui: lo stesso è già avvenuto in Usa. I prezzi sono destinati a scendere, mentre aumenteranno i canoni. Mercato: Venezia la città più cara, poi Roma e Milano.
Crollo del numero delle compravendite di case nel 2008, con conseguente frenata dei prezzi. Al contempo, si assisterà invece a un considerevole aumento dei contratti di affitto, sulla scia americana, anche per la crisi del credito. Sono le previsioni per l'anno in corso del Borsino immobiliare della Confedilizia, illustrate dal presidente Corrado Sforza Fogliani. Riprenderebbe quota quindi nel 2008 la 'voglia di affitto' o piuttosto, sottolinea Confedilizia, la '''necessità di affitto quale via di fuga dai mutui, così come avvenuto negli Stati Uniti dove milioni di famiglie sono tornate in locazione. Avvisaglie in tal senso nel nostro Paese - rileva Sforza Fogliani - sono state registrate già a fine 2007". Le previsioni 2008 del Borsino immobiliare - che redige i dati sulla base di rilevazioni di oltre 200 sedi territoriali della Confederazione della proprietà edilizia - sono per una caduta del numero delle transazioni nella compravendita, anche per la crisi dei mutui, prezzi in frenata, con un calo intorno al 2%. Di tutt'altro tenore invece l'andamento delle locazioni: le previsioni sono per un aumento ragguardevole del numero dei contratti per effetto dei nuovi tassi che hanno reso l'affitto competitivo rispetto alla rate dei mutui. Quanto ai canoni, stabili da tempo (nel 2007 non ha superato il tasso di inflazione assestandosi a poco più del 2%, indica Confedilizia), è prevista "una crescita che potrebbe esprimersi in valori sensibili in particolari zone". Per quanto riguarda l'anno appena trascorso, al top del mercato delle compravendite - sempre secondo le rilevazioni di Confedilizia - vi sono le zone pregiate di Venezia (10.000 euro al metroquadro), il centro di Roma (7.500 euro mq) e Milano (7.200 euro mq). Ancora Venezia (6.000 euro mq), Roma (4.600) e Milano (4.800) per i prezzi più salati al metroquadro nelle zone semicentrali e periferiche. Nel centro Italia acquistare una casa è costato il 42% in più rispetto al Sud e il 2,3% in più rispetto al Nord. Comprare un appartamento di 100 mq a Milano è costato mediamente 393.000 euro; 400.000 a Roma; 285.000 a Torino; 458.000 a Venezia, 225.000 a Napoli; 150.000 a Palermo. Riferendosi alle aree geografiche, i valori massimi medi si registrano al Nord (2.523 euro al mq), seguono il Centro (2.450) e il Sud con le Isole (1.719), dove si registrano i record minimi a Ragusa (300 euro/mq), Isernia, Nuoro (380) e Taranto (395).
26gen
L’evoluzione del mercato è stato peraltro influenzato dall’ampio ricorso da parte degli operatori bancari a operazioni di cartolarizzazione: nel primo semestre del 2007 il volume delle nuove emissioni è stato infatti superiore ai 14 miliardi di euro, valore significativo rispetto al dato complessivo dell’intero 2006 (che si era attestato a circa 17 miliardi di euro). L’indebolimento del mercato immobiliare da un lato e il progressivo aumento del costo dei finanziamenti dall’altro hanno determinato, in maniera più marcata rispetto al precedente periodo, il rallentamento del comparto dei mutui immobiliari. La dinamica positiva delle consistenze di prestiti per l’acquisto di abitazioni sottende alcuni elementi di cambiamento nelle caratteristiche socio-demografiche della popolazione italiana che possono essere considerati di natura strutturale: la più intensa mobilità lavorativa delle famiglie, la maggiore rilevanza della componente di stranieri, la minore diffusione di forme di trasferimento finanziario all’interno della rete familiare e amicale nonché la crescente frammentazione dei nuclei familiari. Il mercato dei mutui ha inoltre potuto beneficiare di un ampliamento dell’offerta sia in termini di caratteristiche finanziarie dei prodotti - in primis ampliamento del Loan To Value (LTV) ratio e allungamento delle scadenze contrattuali - sia in termini di target di clientela. Relativamente alla ripartizione dei flussi erogati per fasce di importo, nel corso del primo semestre 2007 sembra consolidarsi il trend rilevato negli ultimi anni verso erogazioni di importo più elevato, con concentrazione dei flussi finanziati (52%) nella fascia tra 100 e 200 mila euro. È inoltre da rilevare che sono drasticamente mutate le preferenze degli italiani rispetto al tipo di tasso di interesse applicato nei contratti di mutuo. Nel primo semestre 2007 si registra una decisa inversione di tendenza rispetto alla tradizionale prevalenza del tasso variabile, con una quota superiore alla metà delle nuove erogazioni di mutui stipulati a tasso fisso, contro il 18% dello stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente si assiste a un ridimensionamento della quota dei mutui a tasso variabile, che passano a rappresentare il 42% dei flussi erogati contro il 66% di giugno 2006, e a una riduzione della percentuale dei mutui a tasso misto (contratti che prevedono la possibilità di passare da un tasso fisso ad uno variabile o viceversa, a determinate scadenze), che si attesta al 7% del totale flussi erogati, più che dimezzata rispetto allo stesso periodo del 2006.
26gen
Acquistare casa per necessità e non per investimento. Secondo le previsioni dell’ufficio studi di Tecnocasa, è questa la tendenza, già iniziata alla fine del 2007, e che si farà largo con maggiore decisione rispetto al passato nel corso del 2008. Dopo anni di crescita sostenuta gli italiani compreranno ma con maggiore cautela. “Per l’anno che è da poco iniziato, prevediamo una situazione di stabilità, con tendenza al ribasso per alcune città lungo la Penisola”, spiegano gli esperti in una nota. Dall’allungamento dei tempi di vendita alla difficoltà di trovare un’intesa tra domanda e offerta, per poi passare ai segnali, non certo confortanti, che arrivano dal mercato creditizio sono questi gli elementi che contribuiranno alla realizzazione di tale scenario. Uno quadro che sarà condizionato in maniera rilevante dall’andamento mercato creditizio, sempre più prudente nell’erogazione del credito. Infine, le strategie che saranno intraprese dalla Bce avranno un ruolo importante su quello che potrà essere il trend futuro di entrambi i mercati. Giovani, stranieri e famiglie monoreddito sono queste le categorie che hanno sofferto maggiormente negli ultimi mesi del 2007, e che soffriranno anche in futuro, perché sono coloro che per comprare casa devono accendere un mutuo che finanzi in modo importante l’acquisto. Meno difficoltà potranno avere coloro che acquistano un immobile di sostituzione (e chi quindi hanno già un immobile da vendere per poi acquistare) o coloro che già dispongono di un discreto capitale iniziale e che si indebitano per importi non elevati. Muteranno anche le richieste degli acquirenti. Quest’ultimi, secondo le aspettative di Tecnocasa, diventeranno sempre più selettivi, cercheranno immobili di migliore qualità e più vicini alle loro esigenze. E questo perché la domanda principale sarà ancora alimentata da coloro che hanno “necessità” di acquistare una casa. In questa ottica la presenza di un box o del posto auto, la vicinanza ai trasporti, il posizionamento ai piani alti, la luminosità, la presenza di balconi o terrazzi, il riscaldamento autonomo, l’inserimento dell’immobile in contesti abitativi medio-piccoli, il posizionamento in strade poco trafficate e tranquille avranno un peso rilevante nella chiusura della compravendita. In base alle previsioni formulate dall'ufficio studi di Tecnocasa, per le grandi città, le oscillazioni dei prezzi andranno da un minimo di -2% a un massimo di +2%, con qualche possibilità di una rivalutazione minima nelle aree sottoposte a interventi di riqualificazione ancora in corso o da poco terminate. Un calo dei prezzi potrà essere registrato anche nelle aree meno servite, più periferiche e con un’offerta immobiliare non di qualità. In testa alle preferenze degli acquirenti rimangono le realtà di provincia, in particolare quelle “a misura d’uomo” che consentono una quotidianità più confortevole. "Riteniamo che terranno il passo anche i comuni dell’hinterland, in particolare quelli della seconda cintura, dove i prezzi degli immobili sono ancora accessibili, a patto che siano ben collegati con le città più grandi", si legge in una nota che sottolinea che "per il Sud Italia si stima un ulteriore rallentamento della crescita dei prezzi."
28dic
Anche i sudditi di Sua Maestà dovranno cambiare abitudini. Dopo un decennio vissuto sulla cresta dell'onda il british style perde colpi sotto la bufera subprime e in panne finisce il settore immobiliare. Nel mese di novembre le richieste di mutui approvate hanno accusato un calo di oltre il 40%. Magra consolazione sapere che il dato si colloca sopra il minimo record toccato a ottobre.
fonte: Finanza.com
27dic
Quanto ne sapete delle norme che regolano la vita del vostro condominio? E se invece siete in procinto di comprare casa, siete sicuri di non ignorare che esiste qualche norma che, magari, vi farà risparmiare bei soldini? O di non conoscerne qualche altra tanto approssimativamente da rischiare di avere spiacevoli sorprese? E se invece la casa già l'avete, siete ferrati sugli sconti fiscali per le ristrutturazioni e su quelli per interventi che fanno risparmiare energia? Per aiutarvi a saggiare le vostre competenze abbiamo preparato quattro quiz su questi argomenti, che proporremo uno alla volta nelle prossime quattro settimane. Ogni quiz prevede sette domande, scelte tra quelle più frequenti sottoposte al nostro esperto on line, e tre risposte per ognuna, delle quali, ovviamente, una sola è quella corretta. Finito di rispondere e visto il risultato avete tre possibilità: 1) Se non le avete azzeccate tutte, ripetere il quiz; 2) Andare a documentarvi su quello che avete sbagliato, utilizzando il link che vi porta agli articoli su quegli argomenti; 3) Se proprio siete pigri, cliccare su un altro link che vi fa vedere le risposte corrette. Ma siete sicuri che, in questo modo, non vi sfuggano altri particolari, magari importanti? Date retta, meglio la soluzione numero 2…
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